0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/il-giovane-tomba-e-medaglia-di-bronzo.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Uhs9XZOOBwMendofvid[starttext]Venti anni appena compiuti, Alberto Tomba conquista la prima medaglia di una carriera eccezionale nello Slalom Gigante dei Campionati Mondiali di Crans Montana.

La Stampa - 5 febbraio 1987

"Sull'inforcata del piccolo «Jojo» Gaspoz alla terzultima porta, la nazionale azzurra dello sci, salva 11 suo mondiale, riportando dal quarto posto ormai, certo In medaglia Alberto Tomba, 11 «bocla» ventenne della squadra. E' una medaglietta di bronzo ma anche la prima dopo nove anni, Gros «argento» a Garmisch dietro a Stenmark. Il «gigante» che a dicembre aveva visto gli azzurri occupare 1 primi tre posti della gara di Val Badia, e ottenere complessivamente più punti di tutti nell'arco di quattro gare, va nuovamente ad uno svizzero, al campione grande e fortunato Pirmin Zurbriggen, graziato anche lui dalla caduta di Gaspoz che viaggiava in netto vantaggio, e primo per soli sette centesimi su Girardelli che sarà pure antipatico (anche ieri ha steso un fotografo a cazzotti), ma ha carattere come tutta la squadra nostra messa insieme. Eh sì Perché se Tomba ha salvato la patria sciistica, lui che all'inizio dell'anno era «matricola» con vaghe speranze di comparsata iridata, gli altri hanno nuovamente e totalmente deluso.

Per Alberto Tomba il giudizio non può che essere positivo. Vincere una medaglia mondiale a vent'anni al primo anno di squadra nazionale, è un traguardo d'oro, indipendentemente dalla sfortuna di Gaspoz. Questo ragazzo fin troppo estroverso, ricco borghese un po' viziato, recordman di multe per infrazioni diverse, «diverso» da appiattire sul livello comune, ha dimostrato di avere una propria personalità, una capacità reattiva che non si trova nel suoi compagni, sicuramente più bravi sul piano tecnico.

Giorgio Viglino


Credits Video: fenderiko63
[endtext]

Il giovane Tomba è medaglia di Bronzo in Gigante ai Mondiali di Crans Montana

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/alessandro-puccini-medaglia-doro-nel.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=BpFFF1I0Z8sendofvid[starttext]Dopo una emozionante finale contro il francese Plumenail, Alessandro Puccini si laurea campione olòimpico nel Fioretto Individuale.

Repubblica - 23 luglio 1996

"Si è tolto la maschera e aveva le vene della tempia gonfie, sudato come un maratoneta, gocce che scendevano sul suo viso da Eros Ramazzotti. "Ero a corto di fiato, ho cercato di perdere tempo, per questo mi ha rimontato dallo 0-4". Alessandro Puccini si era guadagnato la medaglia d' oro battendo i francesi, così come la Badea era passata sopra agli italiani, come la gioia stava passando ora tra gli azzurri, che andavano a stringersi alla vittoria, e poi su Antonio Di Ciolo, il vecchio allenatore, che si sentiva male e si sdraiava a terra. Puccini aveva preso la testa e poi era stato rimontato, fino allo svantaggio sul 7-9, quando era arrivato il break dopo i primi tre minuti. Aveva riagguantato Plumenail, il francese, sul 10-10, la stoccata del vantaggio l' aveva poi messa al centro del petto dell' altro, che ritornava e pareggiava sull' 11. Poi l' azzurro era di nuovo avanti, il 13-11 era in controtempo, poi gli assalti finali fino alla vittoria con l' altro a 12".

Corrado Sannucci


Credits Video: engardeeyal[endtext]

Alessandro Puccini, medaglia d'Oro nel Fioretto ad Atlanta 1996

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/loro-di-mosca-1980-di-sara-simeoni.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=eJmf6lAoOioendofvid[starttext]Dopo il titolo europeo e il primato del mondo, Sara Simeoni diventa la seconda italiana a vincere un Oro olimpico nell'Atletica Leggera, 44 anni dopo Ondina Valla

La Stampa - 28 luglio 1980

"Gran gara. Sei salti per vincere il titolo olimpico, prima nel sole e nel vento, poi nel freddo, col sole al neon delle grandi luci dello stadio Lenin. Contro di lei la vecchia rivale Ackermann e la nuova Kielan, una ragazzina polacca alla quale Sara vuole molto bene. Subito la sensazione che non si avrebbe avuto il record del mondo, troppa la tensione. La Simeoni non ha voluto saltare gli 1,75 di apertura (si era qualificata il giorno prima con 1,88, al secondo balzo), ed è «passata» anche agli 1,88, lei sola, con un grande colpo di poker, per poi fare benissimo gli 1,91. La Ackermann, sempre liscia col suo stile ventrale (fosburyste le altre, tutte), si bloccava a 1,94, saltando, cioè non saltando, subito dopo Sara che invece ce l'aveva fatta al primo tentativo. Li si fermavano anche la Stanton, bellissima australiana appesantita da un orologione al polso, e la Sysoeva, sovietica appena bellina.

La Germania Est aveva la Kist, che era salita male a 1,91, la Polonia la Kielan, Sara Simeoni stava già sicura del bronzo. Regolo a 1,97: tutte e tre fallivano il primo tentativo, la Kist che è un donnone falliva anche il secondo, Sara riusciva, il regolo vibrava e sembrava quasi emettere un ultrasuono per lei, per noi, per gli amici suoi. Falliva la Kielan, falliva di nuovo la Kist, falliva di nuovo la Kielan, Sara era campionessa d'Olimpia. Regolo a 2,02 per tre tentativi contro il record mondiale, è la prassi, ma Sara Simeoni ormai non c'era più, aveva cominciato a riposarsi dopa quindici annidi atletica su ventisette che ne ha. Piangeva, rideva, accarezzava un giudice, salutava la gente, esibiva occhiaie «sante», faceva yoga, e dopo la premiazione senza tricolore mostrava la medaglia, col gesto del bimbo che con lo specchietto fa la gibigianna, mentre i tifosi nostri allo stadio finivano di cantare «Fratelli d'Italia», che poi sarebbe «Sorelle d'Italia», a essere precisi".

Gian Paolo Ormezzano


Credits Video: billhj2[endtext]

L'Oro di Mosca 1980 di Sara Simeoni

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/la-prima-vittoria-di-sandro-munari-al.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=cptHkTdvXXoendofvid[starttext]Nel gennaio del 1972 arriva la prima vittoria italiana nel Rallye di Montecarlo: la conquistano Sandro Munari r Mario Mannucci a bordo della mitica Lancia Fulvia HF

La Stampa - 29 gennaio 1972

"Sui televisori dell'impianto a circuito chiuso sistemati nella sala-stampa del Rallye di Montecarlo, questa notte sono apparsi più volte messaggi della Renault. Pregavano, ironicamente, di non adoperare parole come « squadrone, flotta, armata» riferendosi alle «auto blu». I francesi erano sicuri di vincere per il secondo anno consecutivo la gara. E, invece, lo squadrone si è dissolto, la flotta è colata a picco e l'armata ha alzato bandiera bianca. Una rossa Fulvia targata Torino ha compiuto il miracolo insieme con Sandro Munari e Mario Mannucci. E il successo della Lancia, che è affermazione di tutta l'industria automobilistica italiana, è ribadito dal quarto posto di Lampinen e dal sesto di Barbasio, con la Fiat 124 spider di Pinto in ottava posizione. Quattro nostre macchine nei primi otto posti della classifica, un nostro equipaggio per la prima volta vincitore nella storia del Rallye".

Michele Fenu


Credits Video: amjayes[endtext]

La prima vittoria di Sandro Munari al Rally di Montecarlo

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/il-sorpasso-di-alex-zanardi-bryan-herta.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=cBthxGThBkcendofvid[starttext]Alex Zanardi vince a Laguna Seca nel 1996 con un incredibile sorpasso all'ultimo giro su Bryan Herta

GQ.com

"Stavo pensando a quel sorpasso da diversi giri. Aspettavo un errore di Bryan, che però non arrivava. Così ritenni che quella fosse l'ultima chance e sfruttati in un certo senso l'effetto sorpresa. Chi ti sta davanti, all'ultimo giro, per di più in quel punto, ormai sente di avere la vittoria in pugno. Così approfittando del suo momento di rilassamento, di sicuro inconscio, sono riuscito a incollarmi a lui, e quindi superarlo. Durante il sorpasso sono anche finito fuori pista (guardate il video), ho spalancato gli occhi e mi sono visto il muro davanti, ma poi è andato tutto bene. Secondo me il pubblico si deve essere divertito eccome a vedere in tv l'intera manovra".

Alex Zanardi


Credits Video: champcar4ever[endtext]

Il sorpasso di Alex Zanardi a Bryan Herta a Laguna Seca 1996

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/atlanta-1996-paola-pezzo-e-campionessa.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=LND65DXqdasendofvid[starttext]Alle Olimpiadi di Atlanta la Mountain Bike fa il suo esordio nel programma olimpico: Paola Pezzo è la prima medaglia d'Oro

Repubblica - 31 luglio 1996

"Alzi la mano chi davvero l' ha guardata pedalare, alle dieci di sera e in diretta tv. Chi ha puntato gli occhi solo sulla sua bicicletta, sulle ruote che mangiavano l' erba, sul telaio che sobbalzava, sui capelli più dorati della medaglia che adesso pende proprio "lì", a coprire la zona di massimo ascolto dei Giochi, tra collo e pancia di Paola Pezzo, 28 anni, veronese, prima campionessa olimpica di mountain bike. Cioè la ragazzona che dopo trecento metri di corsa ha tirato giù la cerniera del body e ha costretto i cameramen americani ad inquadrature ravvicinate dentro la sua scollatura. Perché ieri, dopo una rimonta fantastica (la Pezzo era caduta al primo giro, quindi risalita in sella, infine il gran volo verso il trionfo), sullo sterrato della Georgia non era la sua bicicletta l' unica cosa che colpiva".

Maurizio Crosetti


Credits Video: JMenau[endtext]

Atlanta 1996: Paola Pezzo è campionessa olimpica di Mountain Bike

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/grenoble-1972-franco-nones-vince-loro.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Tb8U6mLwUlsendofvid[starttext]Franco Nones è il primo fondista non scandinavo e non sovietico a conquistare un titolo olimpico. Sono le Olimpiadi di Grenoble 1968.

Sci di Fondo (Mondadori 1977)

"Su un percorso duro, abbastanza tecnico, e con una neve fredda proprio come piace a me, ho sentito di essere in gran forma, di trovarmi in una di quelle giornate in cui hai la certezza assoluta di poter fare grandi cose. Per questo sono partito subito al massimo dell'andatura. Davanti a me avevo Eggen a 30" e Larsson ad un minuto. Due medaglie d'oro. Eggen l'ho raggiunto quasi subito, Larsson dopo 6 km, vicino alla postazione in cui si trovava B.H. Nilsson, l'allenatore della nostra squadra. Vedendomi davanti a quei due, Nilsson è rimasto un attimo sorpreso. Non credeva all'ordine di partenza che teneva in mano e pensava di aver sbagliato a rilevare i tempi. Un controllo più attento gli ha però permesso di accertare che stavo andando veramente forte, impressione suffragata dai distacchi che stavano accumulando le successive teste di serie. Allora mi ha seguito, tagliando il percorso e ha cominciato ad incitarmi nel suo italiano stentato ma efficace: "Franco, tu primo, tu andare, forza Italia, forza Italia!"

Franco Nones


Credits Video: PREMIOFAIRPLAY[endtext]

Grenoble 1972: Franco Nones vince l'Oro nella 30 km

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/ciclismo-maurizio-fondriest-e-campione.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Ze97yO8JpP8endofvid[starttext]Un giovane Maurizio Fondriest conquista la maglia iridata al termine di una volata rocambolesca che mette fuori gara il favorito di casa, Criquelion.

Repubblica - 30 agosto 1988


"Il ventitreenne Maurizio Fondriest, da Cles (Trento) ha vinto, domenica, a Renaix, il campionato del mondo di ciclismo su strada. Al secondo anno di carriera ha conquistato la maglia iridata. L' estremo finale di corsa è stato drammatico. Tre in testa, con quel rettilineo lungo, in ascesa, che sfocia nel traguardo. Sono: Fondriest; Bauer, canadese; Criquielion, belga. Bauer ha agganciato Fondriest e Criquielion, che, bene staccati in avanti, temporeggiano in vista dell' ultimo scatto. Fondriest fa bene, da volpe: passa dalla ruota di Criquielion al cerchio di Bauer: quindi, si sfila nella scia, ad una lunghezza dai due. Settantacinque metri al traguardo: Bauer è al limite di rottura. La sua bicicletta ondeggia, flotta. Per contenere l' attacco in verità vigoroso di Criquielion, il canadese devia alla sua destra. Lo sgomita. E Criquielion cade. Bauer sterza sulla sinistra, invade l' ideale corsia, la direttrice di marcia di Fondriest, che avanza. L' azzurro controlla, accompagna lo sbandamento non so quanto voluto del canadese. Fondriest, infine, salta Bauer e scatta secco. Alza le braccia al cielo. Ha vinto. Criquielion, intanto, si è rimesso all' impiedi. Bicicletta a mano, piange mentre irrompe il primo segmento del plotone.

Fondriest, a mio avviso, avrebbe probabilmente ed egualmente conquistato il mondiale. Una fortuna meritata Se fortuna ha avuto, Fondriest l' ha meritata. Al termine di 271 chilometri, Fondriest, voglio dire, era ancora una... testa pensante e la lucidità mentale, è risaputo, è indice di ottima condizione fisica.

Mario Fossati


Credits Video: maurostephanie[endtext]

Ciclismo: Maurizio Fondriest è campione del mondo a Resnais 1988

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/graziano-mancinelli-oro-nel-salto-ad.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=FVPJe6if5X8endofvid[starttext]Dopo il primo barrage di spareggio, Graziano Mancinelli, in sella ad Ambassador, conquista la medaglia d'Oro nel Concorso di Salto ad Ostacoli alle Olimpiadi di Monaco 1972

La Stampa - 4 settembre 1972

"Via. Cavallo e cavaliere sono in stato di grazia: quasi senza peso, sorvolano le tremende gabbie, emergono al di là del cancello, piombano oltre riviera (basterebbe sollevare uno spruzzo, e sarebbero quattro punti di penalizzazione!), affrontano la dirittura d'arrivo, anche l'ultimo ostacolo è alle spalle. Formidabile: percorso pulito, senza un'esitazione, senza un indugio.
Gli applausi salgono al cielo, ma fra Mancinelli e la medaglia d'oro c'è ancora la piccola Moore. Se compisse un percorso netto, i due dovrebbero affrontare un secondo spareggio. Ed invece no: già al secondo ostacolo, il piccolo Psalm si impunta, rifiuta il salto: sono tre penalizzazioni. Non importa che tutto il resto sia perfetto, Mancinelli ha vinto".

Carlo Moriondo


Credits Video: archeosport[endtext]

Graziano Mancinelli, Oro nel Salto ad Ostacoli alle Olimpiadi del 1972

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/gustavo-thoeni-vince-la-quarta-coppa.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Ycy4gwAhPigendofvid[starttext]La Coppa del Mondo di Sci Alpino del 1975 si conclude con uno Slalom parallelo che vede tre atleti a pari punti al via: Franz Klammer, Ingemar Stenmark e Gustavo Thoeni. L'azzurro già vincitore di tre sfere di cristallo e l'astro nascente svedese si trovano di fronte nell'atto finale.

La Stampa - 24 marzo 1975

"Se qualcuno aveva ancora dubbi, dopo quest'oggi li scordi: Gustavo Thoeni è il più grande campione mai esistito nello sci. Altri potranno superarlo in futuro, si chiamino Gros o Stenmark, ma Gustavo In questo momento fa Impallidire i! ricordo lontano di Sailer e quello vicino di Killy. Oggi è sua per la quarta volta la CoppB del Mondo e l'ha vinta vincendo l'ultima corsa, all'ultimo turno contro l'avversario diretto, superando la tensione micidiale di cinque ore di gara; lo stress di tante polemiche, la responsabilità del successo".

Giorgio Viglino


Credits Video: simolimo1
[endtext]

Gustavo Thoeni vince la quarta Coppa del Mondo battendo Ingemar Stenmark nel Parallelo di Val Gardena

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2011/01/giuliano-razzoli-vince-la-medaglia-doro.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=WYeRBIz24XEendofvid[starttext]Giuliano Razzoli conquista la medaglia d'Oro nello Slalom alle Olimpiadi di Vancouver

Gazzetta dello Sport - 28 febbraio 2010

"Giuliano Razzoli è d’oro. Due manche da applausi su una pista via via sempre più rovinata e lo sci azzurro festeggia finalmente con lo slalom, all’ultimo tentativo. Partito con il miglior tempo dopo la prima manche, ha chiuso di 16/100 davanti a Ivica Kostelic e di 44 allo svedese Andre Myhrer. Settimo l'altro azzurro Manfred Moelgg: "Sono contento per Giuliano, è stato veloce tutto l'anno, è un titolo olimpico guadagnato e ha fatto una grande gara".

"Mi sono divertito, non ho fatto fatica, ho sciato tranquillo" esulta il 25enne di Razzolo, frazione di Villa Minozzo. Applaudito da Giorgio Rocca: "Che andare, che bello". Capace di commuovere Alberto Tomba, che nasconde le lacrime dietro agli occhiali neri. "Non ho parole, non so come ho fatto, l’ho fatta grossa. Per Tomba è stato facile vincere medaglia d’oro, per me è stata dura. Sono sceso tranquillo, sapevo che oggi ero il più forte o almeno dopo la prima manche mi sono convinto che era così. Nella seconda sono stato attento. Non ci credo, ma è tutto vero".

Antonino Morici - Marisa Poli


Credits Video: olympicvancouver2010[endtext]

Giuliano Razzoli vince la medaglia d'Oro nello Slalom alle Olimpiadi di Vancouver

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/clemente-russo-oro-ai-campionati.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=kh0cg-vmn7Iendofvid
[starttext]
Clemente Russo è il primo azzurro a vincere i Campionati Mondiali di Pugilato nella categoria dei Massimi dopo un quarto round che rovescia l'esito del match cotro il russo Chakhkeiv.

Gazzetta dello Sport - 4 novembre 2007

"L' impresa tecnica di Russo è da brividi: sotto 3-6 all' inizio del quarto round di un match tattico, il campano di Marcianise ha «telepaticamente» (parola sua) reso inoffensivo il russo Rakhim Chakhkeiv capovolgendo il punteggio colpo su colpo. Un blitz stupendo, che ha annichilito un rivale poderoso ma statico. Russo, che succede così all' altro Russo di Marcianise, il medio Tommaso ultimo iridato azzurro a Sydney ' 91, ha vinto d' astuzia, sapendo aspettare, senza mai darsi per sconfitto. Straordinaria condotta. «Ho vinto di tempismo» e non sa di essere l' ultimo erede della dinastia di leggende della categoria come Teofilo Stevenson e Felix Savon. Applaude anche Evander Holyfield che vorrebbe portarselo subito negli Usa"

Stefano Arcobelli

Credits Video: ua01870
[endtext]

Clemente Russo, Oro ai Campionati Mondiali di Chicago 2007

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/albertville-1992-il-primo-oro-olimpico.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=rM5rlogOCfwendofvid
[starttext]
Ad Albertville, Stefania Belmondo, ventitreenne va all'assalto di quelle che devono essere le sue Olimpiadi. Arriva all'ultima giornata di gare con un Argento individuale e un Bronzo in staffetta: la 30 km è gara nuova nel programma olimpico e lo scricciolo di Pietraporzio inaugura l'albo d'oro a cinque cerchi con la sua firma.

Corriere della Sera - 22 febbraio 1992

"E proprio dalla tribuna si leva il conto alla rovescia che spazza via i dubbi di Stefania gia' passata sotto il traguardo, che muta in un grido di gioia l' ansia dell' attesa. Liubov Egorova e' ancora lontana e il tabellone elettronico scandisce la sua rimonta impossibile, ed infine sovrappone il tempo ottenuto dall' azzurra a quello della russa, destinato ad appesantirsi di secondi di svantaggio: alla fine saranno ventidue. Ma ad un certo punto della gara, esattamente tra il 18mo e il 20mo chilometro i secondi si erano ridotti a 4.9 soltanto; la partenza bruciante della Belmondo sembrava fare i conti con lo sforzo calcolato della Egorova. Quel vantaggio rassicurante di 27" dopo 6,9 km aveva avuto il potere di far passare un brivido di euforia in mezzo alle genti azzurre, tecnici, dirigenti e pubblico imbandierato, capace di sfrattare per una volta i norvegesi dal loro accampamento. Eppure anche quel vantaggio disossato bastava a tenere in vita la fiducia, perche' Stefania non sembrava avvertire la fatica, il passo tanto leggero da far dire a Manu' Di Centa (alla fine sesta, con Paruzzi dodicesima): "E' come una farfalla che vola altissima".

Insomma la trama di corsa era un dialogo a due: ad ogni passaggio tutti li' ad aspettare Stefania, e poi come metronomi a scrutare l' orizzonte e l' orologio per confrontare il tempo della Egorova, partita tre minuti e mezzo piu' tardi. Ed ecco che quei miseri 4" e 9 di vantaggio diventano 7", poi 10" e a mano a mano si ingrossano, fino a diventare rassicuranti. Ma come spiegarlo alla fanciulla che nella 5 km ha smarrito il bronzo, che sentiva suo, per tre secondi appena? Ed e' bello che tocchi al paese in coro annunciare che il tempo per una medaglia d' oro femminile nel fondo e' ormai alle porte. Stefania spende gli ultimi spiccioli d' energia sul rettilineo d' arrivo e parte il count.down: cinque, quattro, tre, due, uno. E' un modo per dire: hai vinto; ma anche per ricordarle i cinque piazzamenti in questa sua incredibile Olimpiade, cominciata perdendo lacrime, finita alla stessa maniera".

Cesare Fiumi

Credits Video: archeosport
[endtext]

Albertville 1992: il primo Oro olimpico di Stefania Belmondo

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/pechino-2008-andrea-minguzzi-oro-nella.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Yzd48K0GxoAendofvid
[starttext]
Venti anni dopo Vincenzo Maenza, l'imolese Andrea Minguzzi, 26 anni, conquista la medaglia d'Oro olimpica nella Lotta Greco Romana, categoria 84 kg, battendo in finale l'ungherese Zoltan Fodor. Per arrivare in finale Minguzzi aveva eliminato, partendo dagli ottavi di finale, il russo Mishin (campione olimpico uscente), il francese Noumonvi, e, in semifinale, per 3-2 lo svedese Ara Abrahamian con un controverso verdetto che ha scatenato le proteste dello svedese.


Pos Atleta
Med 1.png Andrea Minguzzi (ITA)
Med 2.png Zoltan Fodor (HUN)
Med 2.png Nazmi Avluca (TUR)


Corriere della Sera - 15 agosto 2008

"Ai Giochi si assegnano 294 medaglie d' oro (altre 8 passa a ritirarle Michael Phelps), e alcune sono speciali. Questa della lotta greco-romana è tra quelle: una medaglia difficile in uno sport antico e povero, riconoscibile dall' odore. Non il profumo clorato delle piscine, non l' erba dei prati, non l' aria condizionata di scherma e ginnastica: odore di sudore, invece. E ne occorre tanto per prendere un uomo di 86 chili che resiste, staccarlo da terra e ribaltarlo. E Minguzzi, con l' ungherese Zoltan Fodor, l' ha fatto. Aveva quasi perso, e ha vinto. Lo guardo sulla materassina, a pochi metri di distanza. Gran fisico, bel sorriso, vaste orecchie. Ha un' aria da ragazzo italiano, di quelli con molta palestra e molto tempo per le ragazze.

Lo ascolto dopo la vittoria, in quel curioso recinto chiamato «zona mista»: insieme a un comprensibile stupore («È un sogno, non ho ancora capito dove mi trovo») e a un certo candore («Mi fa piacere che in Italia parlino di me»), mostra una buona dose di ironia. Gli domandano come ha fatto a ribaltare l' avversario in quel modo, a pochi secondi dalla fine. Risponde: «Sono andato in palestra a 8 anni e sto in palestra 8 ore al giorno. Fate lo stesso e ci riuscirete anche voi». Bella frase. C' è tutta la rassegnazione dei campioni degli sport minori, consapevoli dell' incompetente entusiasmo intorno a loro, ma comunque riconoscenti".

Beppe Severgnini


Credits Video: deltovic
[endtext]

Pechino 2008: Andrea Minguzzi, Oro nella Lotta Greco Romana

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/atletica-salvatore-morale-campione.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=rNn8EUPIv9cendofvid
[starttext]
Dopo aver stabilito nel 1961 il record europeo dei 400 hs (49"7) e il record mondiale delle 440 yards hs, Salvatore Morale vince a Belgrado nel 1962 i Campionati Europei eguagliando con 49"2 il record mondiale di Glenn Davis. Un record che durerà due anni fino al 49"1 di Rex Cawley


Pos Atleta Tempo
Med 1.png Salvatore Morale (ITA) 49.2 WR
Med 2.png Jorg Neumann (FRG) 50.3
Med 2.png Helmut Janz (FRG)
50.5


Corriere dello Sport - 15 settembre 1962

"..Il giudice comanda: "na mesta " pozor" e spara. Morale scatta come un indemoniato. Tutti sanno che è carico di rabbia agonistica fino agli occhi. Inghiotte il primo ostacolo, il secondo, il terzo e così via. Janz si batte come un leone, il più giovane tedesco Neumann non gli è da meno. A metà della seconda curva Morale aumenta ancora il ritmo e liquida tutti. L'immande sforzo per cercare di resistergli farà sì che Janz si 'imballi' tremendamente, perdendo anche il secodo posto da Neumann. Invece Morale prosegue inflessibile. Ha un solo attimo di esitazione all'ultimo ostacolo, dove gli altri letteralmente muoiono. E poi si butta verso la vittoria. Qualche passo a braccia alzate verso il traguardo e la radio lo assale. Morale sorride, parla chiaro, come al solito.

Immediatamente (il tempo del vincitore è comunicato qui con una velocità incredibile) si sa che in 49"2 Morale è nuovo primatista del mondo di fianco all'americano Glen Davis. Gli italiani impazziscono. Questo grande atleta è ancora una volta esploso, al momento opportuno."

Alfredo Berra


Credits Video: andreatard
[endtext]

Atletica: Morale, campione europeo e primatista mondiale nei 400hs

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/tiro-arco-natalia-valeeva-e-oro.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=EsGcFwq3Wskendofvid
[starttext]
Dopo aver vinto nel 1995 i Campionati Mondiali di Tiro con l'Arco con i colori della Moldova, Natalia Valeeva, diventata italiana dopo il matrimonio con Roberto Cocchi, conquista dopo 12 anni un nuovo titolo mondiale con i colori azzurri sconfiggendo in finale la coreana Park con 1369 punti.


Pos Atleta
Med 1.png Natalia Valeeva (ITA)
Med 2.png Sung Hyun Park (KOR)
Med 2.png Natalia Erdyniyeva (RUS)


La Gazzetta dello Sport - 16 luglio 2007

"La Valeeva ha invece eliminato una russa (Natalya Erdyniyeva, 109-101) in semifinale prima di baciare l'oro in un recupero punto a punto (108-106) con la sudcoreana Sung-Hyun Park. E' il primo individuale da italiana (su 3), il primo da mamma (di 2 gemelle), è il primo in cui forse si sente completamente appagata, tanto da volerlo condividere con tutti quelli che l' aiutano a portare avanti il ruolo di arciera e di madre di 3 figli (Stefano ha 7 anni). Le prime frecce le scagliò a 18 anni. I primi titoli (europeo e mondiali) li vinse da sovietica nell' 89 e ' 91, dal 99 centra bersagli tricolori. «Quando ero sovietica mi pagavano più di un ingegnere, ma dovetti lasciare gli studi».

Natalia si sente finalmente la numero 1 azzurra, non sente più nostalgia della Moldavia ora che vive a Modena. Continua a scagliare circa 200 frecce al giorno: «La mia origine russa mi aiuta a sopportare le fatiche. Ora mi sento bene in Italia, voglio solo far festa. L' unico guaio è combattere con la voglia di pasta, stare attenta alla dieta...». Nel ' 90 conobbe Roberto Cocchi in un Grand Prix in Georgia: e quella scintilla l' ha condotta sino al grande centro di ieri. «Ora manca solo la medaglia olimpica per l' Italia». Infatti.

Stefano Arcobelli

Credits: archerytv
[endtext]

Tiro Arco: Natalia Valeeva è Oro mondiale a Lipsia

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/atletica-1972-il-record-mondiale-di.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=01nKshHAVA8endofvid
[starttext]
Il 12 settembre 1979, al quarto tentativo, nella finale dei 200 metri delle Universiadi, Pietro Mennea trova le migliori condizioni meteorologiche (1.8 m/s di vento a favore), atletiche e nervose per entrare nella storia raggiungendo e superando Tommie Smith che alle Olimpiadi del 1968 sfruttando la stessa aria rarefatta dei 2200 metri della capitale messicana aveva fissato il limite ad un sorprendente 19"83.

Repubblica - 8 settembre 2009

"Messico e nuvole, meglio non pensarci. Cominciò a piovere. Gocce leggere, fitte, dolci. Il ragazzo guardò la pista, era liscia e consumata. Gli seccava che nei giorni precedenti fosse comparsa la scritta Petro Menea, il suo nome storpiato, senza la i e una n, come la nazionalità, francese. Aveva tirato molto nelle tre prove precedenti, aspettare l' ultimo turno era un rischio. Si convinse o almeno ci provò: «Il mio punto di riferimento saranno le voci. Quando arriverò, ascolterò, e saprò». Il ragazzo partì con una fretta perfetta. 1.8 metri di vento a favore. C' è sempre una magia nello scappare verso qualcosa. Corse come non aveva mai fatto in vita sua e superò il mondo. Si lasciò dietro l' infanzia, i complessi, i torti, il suo sud. Ci sono curve che ti restringono, sbandi, diventi piccolo, mentre ai lati i muri crescono. Dove entri bambino e esci vecchio. E altre: dove sbuchi nella felicità.

Pietro Paolo Mennea di Barletta corse la sua curva: senza perdere velocità, con la spalla sinistra più bassa, remò per contenere la sbandata. Il professor Carlo Vittori, suo allenatore, notò che i muscoli del viso non erano contratti. Faticava come una bestia invece il polacco Leszek Dunecki. Gli avevano detto di fare la gara sul ragazzo italiano, di stargli dietro. Ma dov' era? Laggiù, sei metri più avanti, in un altro secolo, già arrivato. 19' ' 72, record del mondo, nei 200 metri. «Il pubblico urlò. Io capii, ma non ero sicuro. Non c'erano tabelloni elettrici, allora. Mi girai. L' unico cronometro era alla partenza. Guardai le cifre, forse che avevano sbagliato anno? Eravamo nel ' 79 non nel ' 72, poi mi vennero tutti addosso, ci fu una grande confusione»

Emanuela Audisio

Credits: Pietrzykowski1
[endtext]

Atletica: 19"72, il record mondiale di Pietro Mennea nei 200 metri

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/atene-2004-il-ritorno-del-signore-degli.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=2g7o-2hJidkendofvid
[starttext]
Ritiratosi dall'attività nel 2000 per l'ennesimo gravissimo infortunio, Jury Chechi ritorna in pedana per conquistare alle Olimpiadi di Atene 2004 una medaglia di Bronzo che vale un tesoro.

La Gazzetta dello Sport - 23 agosto 2004

"Non cercate di fare confronti, è inutile. Non esistono paragoni con la leggenda di quest' uomo, sottile nel fisico e trasparente nell' anima. Jury Chechi è unico. Non ci sono precedenti nella storia che abbiano la stessa grande dignità, il medesimo incredibile e straordinario valore della sua impresa: una medaglia di bronzo, conquistata sette anni dopo essersi ritirato dall' attività e due infortuni gravissimi, l' ultimo dei quali, 4 anni fa, gli impedì di tornare già a Sydney. Il modo più bello per celebrare il ruolo di icona azzurra, ancora più che portabandiera, in questa Olimpiade. La corona d' ulivo che tiene sulla testa è il più bel riconoscimento che lo sport, e non solo la sua ginnastica, potesse dargli. Otto anni fa, ad Atlanta, vinse l' oro agli anelli nell' Olimpiade della rivincita, dopo la rottura del tendine d' achille destro alla vigilia dei Giochi di Barcellona ' 92. Ieri, nella calda serata di Atene, il rosso di Prato, che l' 11 ottobre compirà 35 anni, è salito di nuovo su un gradino del podio.

Ha sconfitto il tempo, fermandolo. Ha dominato i dubbi di chi pensava che non fosse più all' altezza dei grandi specialisti. Ha chiuso la bocca di chi lo ha offeso, definendolo una vecchia gloria con un figlio a carico, il dolce Dimitri. Ha dimostrato che con la professionalità, la disciplina, la serietà, e solo con quelli, si può vincere qualsiasi sfida. La sua medaglia vale quanto un oro"

Carlo Annese

Credits: rioda84
[endtext]

Atene 2004: il ritorno del Signore degli Anelli, Jury Chechi

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/atlanta-2006-jury-chechi-e-il-signore.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=PXw1brSF7o4endofvid
[starttext]
Con quattro anni di ritardo, dopo aver perso l'appuntamento di Barcellona per infortunio, Jury Chechi conquista la medaglia d'Oro agli Anelli alle Olimpiadi del Centenario.

Repubblica - 30 luglio 1996


"Spero che possiedate un videoregistratore e che abbiate registrato i 56 secondi dell' esercizio agli anelli che ha dato a Jury Aleksej Dimitri Chechi, rosso di Prato, e all' Italia, la medaglia d' oro più classica e più rara per noi, quella di una specialità nobile come la ginnastica. Prendete il telecomando e pigiate sui bottoncini della "slow motion", del fotogramma per fotogramma, e osservate tremore per tremore che cos' è lo sforzo di un campione olimpico. Guardatelo mentre sistema con rabbia, con odio, le mani e i polsi negli anelli per trovare la posizione giusta, in una nuvola di carbonato di magnesio, la polvere che usano i ginnasti. Poi seguite la lenta impennata verso la prima verticale, nella fatica di essere perfetti, le gambe ritte e perfettamente equidistanti dai due canapi che reggono gli anelli, mentre giù in fondo la faccia di Jury diventa una maschera rossa, rossi i capelli, rosse le guance, rossi anche gli occhi per il sangue che defluisce e che gli pulsa in testa.

Nella prima verticale le gambe sembrano tremare un poco, i piedi giunti in alto paiono pencolare un filino verso il canapo di destra, quanto basta a separare un oro da un quinto posto, in una disciplina di torturatori e di suppliziati come la ginnastica. Ecco, adesso cede, adesso molla. E' finito il sogno per il rosso di Prato, per questo giovane di 27 anni che i giornali assetati di frasi fatte hanno già ribattezzato il ' signore degli anelli' , che persino la televisione americana, indifferente ormai a qualunque atleta che non sia di apparente sesso femminile e nata nei 50 Stati Uniti, ha ammirato con qualche stupore. Nessun ' italian boy' può reggere a questi sforzi, alla disciplina infernale di un ginnasta, alla sofferenza di perdere un' Olimpiade (Barcellona) per un tallone d' Achille saltato per tornare al fronte 4 anni dopo".

Vittorio Zucconi

Credits: Frankman82
[endtext]

Atlanta 1996: Jury Chechi è il Signore degli Anelli

0
[postlink]https://videodisport.blogspot.com/2010/03/atletica-fabrizio-mori-campione.html[/postlink]http://www.youtube.com/watch?v=Zqlc6b7H6KMendofvid
[starttext]
Fabrizio Mori si laurea campione del mondo nei 400 hs ai Campionati Mondiali di Siviglia 1999 correndo in 47"72 e precedendo il francese Stephane Diagana (48"12) e lo svizzero Marcel Schelbert (48"13).


Pos Atleta Tempo
Med 1.png Fabrizio Mori (ITA) 47"72
Med 2.png Stephane Diagana (FRA) 48"12
Med 2.png Marcel Schlebert (SUI) 48"13


Gazzetta dello Sport - 28 agosto 1999

"Siamo travolti dall' emozione, lo ammettiamo. Fabrizio Mori, con gli occhiali da sole alle nove di sera, ha corso anche piu' forte del nostro cuore. Covavamo la speranza segreta, ma era una fiammella sottile, perche' il finanziere livornese aveva la condizione fisica appesa a un filo altrettanto sottile. Ma lui, il piu' piccolo di statura fra i partenti, e' diventato a poco a poco gigante.

La terza corsia, che gli era toccata in sorte, e' diventata come un tappeto rosso verso il paradiso. Poteva studiare le mosse dei suoi veri avversari: il polacco Januszewski e soprattutto il francese Diagana, che gli partivano davanti. La coppia si e' avviata a razzo, come d' abitudine. Anzi il polacco forse ha forzato per rimanere incollato al nero transalpino. Mori e' stato piu' brillante del solito nei primi 200 metri e poi all' entrata di curva si era gia' messo al collo almeno il bronzo. Per fortuna aveva una fame brutale di gloria e non si e' piu' curato dei suoi rivali. Ha cominciato ad andare a memoria. Come previsto la cicala Diagana sulla nona barriera, all' entrata del rettilineo, si e' trovato con il fiato mozzo, i muscoli intossicati di fatica, e ha cominciato a vivere un incubo, perche' non si aspettava di vedere quella schiena azzurra ballargli beffarda davanti. Januszewski ha cominciato ad avere la vista annebbiata. Fabrizio, invece, volava. A ogni contatto con il terreno aumentava il vantaggio. Non ha sbagliato nulla, neppure il minimo appoggio. Il piede destro, che sempre gli crea qualche problema, rispondeva a meraviglia. L' esaltazione del momento era la migliore anestesia. E' piombato come un falco sul traguardo in 47"72, primato italiano. Una simile espressione di superiorita' l'aveva fornita Salvatore Morale nel 1962 a Belgrado, quando vinse il titolo europeo con il record mondiale, 49"2."

Gianni Merlo


Credits Video: jiaimefprod
[endtext]

Atletica: Fabrizio Mori Campione Mondiale nei 400 hs a Siviglia 1999